Lo spettro della povertà/Il mattino 8 febbraio 2012

Post 5 of 293

 

 

Gli appelli e i segnali sono sempre più forti . Risuonano in ogni dove.

Un’ intera generazione che solo in casi particolari  ed estremi, magari in situazioni disgregate e spesso già note, si è dovuta confrontare davvero con lo spettro gelido della povertà, oggi è costretta in massa ad una riflessione obbligatoria.

Una constatazione  concreta su profondi  valori e significati sociali con cui probabilmente non avrebbe mai ipotizzato di doversi comparare davvero nel corso della propria vita.

I figli del boom economico guardano oggi in faccia la povertà, il  suo rischio concreto, come un nemico silenzioso subdolamente strisciato fin sull’uscio di casa.

Con questa consapevolezza vanno lette le parole di ieri del Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe.

Parole che invitano popolazione e classe politica a un nuovo passo nella comprensione delle reali dimensioni del problema d’ indigenza che oggi coinvolge una fetta importante della nostra popolazione.

È questo del resto il quadro rappresentato nel “Rapporto povertà 2011”, presentato dalla Caritas in largo Donnareggina a Napoli.

Si tratta di uno sguardo profondo su quella realtà che una volta potevamo ancora chiamare di <disagio sociale>  ma che oggi coinvolge invece sempre più persone senza nessuna distinzione di ceto o razza.

La mano livellatrice portata dallo spettro di una fame reale che confidavamo illusoriamente di aver debellato per sempre dalla nostra società, è oramai un fatto.

La situazione riguarda tutti i paesi e tutte le zone d’Italia, ma è ovvio che i territori più deboli, quelli storicamente fragili, come il nostro, saranno i primi a cadere.

Le pesanti cifre statistiche che si leggono nel rapporto non rendono però ancora bene l’idea del segnale sociale devastante esse vogliano rappresentare.

Questo è il limite delle fredde cifre .

Sono i fatti di cronaca che devono darci la misura di ciò che sta accadendo nel paese, nella nostra Campania e in tutto il sud del paese.

Devono correrci sulla pelle i brividi nel ricordo della coppia borghese che si è uccisa in seguito ad un dissesto per licenziamento.

Dobbiamo capire che questi oramai non sono più solo fatti isolati. Tragedie sporadiche.

La serie lunga e angosciante di suicidi per motivi economici è oramai cronaca ricorrente. Segnali collettivi di angoscia, che, mascherata da dimostrazione politica, ci sono pervenuti anche pochi giorni or sono in città durante la “spesa proletaria” compiuta da un gruppo di disoccupati in un supermercato della zona Arenaccia.

Qui, un gruppo di cittadini esasperati si  era  recato  nel  supermercato  COOP   con la idea di  fare  una  “spesa  proletaria”  a    dimostrazione  delle  difficoltà  che  oggi  ogni  comune  cittadino  italiano  ha  oramai nel  tirare  avanti.

Tuttavia, ed è questo il segnale inquietante da cogliere, oltre  la   simbolicità’  della  protesta , vi  era  nei partecipanti una  evidente  e  veritiera  esigenza  di  approvvigionamento.

La “spesa”  volevano davvero portarla  a casa.

Non è più solo politica del disagio, quella con cui ci rapportiamo oggi, ma è reale bisogno.

Il fatto dunque, al di là dalle facili invettive o dalle ancor più semplici e scontate condanne per la palese illegalità, è segnale concreto del momento di – angoscia povertà -che vive il nostro territorio.

Il rispolverare slogan del movimento degli anni settanta per dare voce alle proprie reali difficoltà, ci riporta però purtroppo in un clima di conflitto sociale.

Questi eventi estremi, nati dalla disperazione, fanno quindi correttamente da contraltare ai timori avanzati ieri dal Cardinale Sepe.

La paura che la situazione di angoscia per il proprio immediato futuro e per quello dei propri figli si trasformi in una pressione emotiva insostenibile concretizzando così  gesti  collettivi gravissimi è dunque sensazione quanto mai corretta

-La storia ci insegna- dice Sepe, e tutti dovremmo sapere bene che genere di reazioni popolari potrebbe produrre una povertà diffusa a macchia d’olio e rapidamente.

Forse chiudiamo spesso gli occhi per non visualizzare davvero scenari tanto inquietanti, ma in realtà, il rischio paventato giustamente dal Cardinale, e cioè che: ”queste situazioni di poverta’ in aumento possano esplodere e dare vita a rivolte che successivamente possano determinare situazioni tragiche” è già, come il fatto della Arenaccia nel suo limitato impatto ci conferma, una possibilità tutt’altro che fantasiosa.

L’urgenza di inserire il problema della “povertà”, senza falsi eufemismi, come “problema prioritario “ cui dare risposta subito perché la situazione non degeneri, non è più una scusa politica, né una caritatevole necessità da far pesare sulla sola chiesa.

E’ oramai un bisogno primario non solo per sperare nel domani, ma magari per avercelo, un domani.

Il giorno in cui la disperazione e la paura diventeranno insostenibili sarà troppo tardi per tornare indietro.

La politica e la cittadinanza devono riflettere ora sulle possibili conseguenze di una povertà estrema e diffusa in tutte le classi sociali.

La storia insegna, è giusto, ma l’umanità impara ?

Questa oggi non è più banale retorica ma una domanda concreta.

Una domanda per tutti, cui ognuno deve trovare, nel suo specifico caso o situazione, una risposta adeguata.

“Fame” in Inglese significa Fama.

La coincidenza ci porta a pensare che anche se può apparire come un banalità, è’ proprio lo squilibrio che si è creato nelle nostre primarie esigenze e ricerche come individui, la molla che ci ha fatto dimenticare il passato.

La forza  che  oggi ci spinge verso la <Fame>.

 

Marco Salvia

 

 

 

Menu