La Storia giocata a scacchi, Gorkij e Lenin a capri/ L’Unità del 2 Settembre 2010

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Lenin e Bogdanov nella "partita  a Scacchi" Gorkij osserva. nell’altra foto ritratto di Gorkij a Marina Piccola

Tra le tante vicende umane importanti che restano avviluppate nelle maglie della storia scritta dai vincenti e che finiscono per consumarsi in un’oscurità dove solo la ricerca e la passione possono riportarle alla luce, quella dell’esilio fecondo e dinamico di uno dei massimi scrittori Russi di inizio novecento, Maksim Gorkij,  nell’ isola di Capri, resta tra quelle  più singolari e chimeriche.

 Certo una delle meno conosciute.

Questo è uno dei numerosi meriti dello straordinario documentario prodotto dalla B&B film di Roma per la regia di Raffaele Brunetti, che verrà presentato al pubblico in prima mondiale alla certosa di Capri il 4 Settembre, nella serata conclusiva  del “CAPRI INTERNATIONAL ARTS FESTIVAL ”.

Il lavoro è frutto di lunghe ricerche storiche e iconografiche negli archivi russi e il materiale di repertorio è per gran parte inedito.

Il film, che  abbiamo potuto visionare in esclusiva per l’unità , ci racconta una piccola-grande vicenda, uno spicchio di realtà storica rimossa che avrebbe potuto forse davvero cambiare il corso degli eventi.

Il tutto si svolge in uno scenario tanto incantevole da farsi improbabile e ciò aggiunge un quid magico alla narrazione.

La storia in se è allo stesso tempo una storia caprese ed un’ avvenimento internazionale, e si dispiega nello spazio di sette anni, in quel luogo predestinato dove molte vicende sommerse politiche e culturali sono avvenute quando l’isola azzurra era ancora lontana dal divenire quel simbolo del benessere vacanziero cui la modernità l’ha infine condannata.

Capri, invece, nella nostra vicenda, è lo scenario trasognato in cui, negli anni immediatamente successivi alla fallita rivoluzione del 1905, un nutrito gruppo di intellettuali esuli dalla Russia zarista  da vita al più attivo

circolo rvoluzionario in esilio, qui riunito intorno alla leggendaria figura dello scrittore.

Nel gruppo di Gorkij era anche il pensatore Alexander Bogdanov, filosofo e intellettuale di spicco del partito bolscevico, allora forse più conosciuto e stimato in patria dello stesso Lenin, situazione che sarà causa di un crescente sentimento d’ invidia e timore da parte di Lenin, cosa che  conterà non poco nei fatti che dovranno inevitabilmente accadere.

Il gruppo di esuli “Capresi” crebbe così negli anni, sia intorno alla amatissima icona dello scrittore che alla forte personalità di Bogdanov, e per un lungo momento sembrò davvero rappresentare la più potente corrente della intera opposizione Bolscevica in esilio.

Il gruppo più accreditato a scrivere il futuro destino del popolo russo oppresso.

Sull’isola di Capri gli esuli lavorarono, studiarono e complottarono per ben sette anni. 

Anni fecondi.

Qui,  nel 1909, apriranno la prima Università rivoluzionaria della storia, conosciuta come “La Scuola di Capri”.

Sempre qui definiranno il sistema di pensiero della scuola, una filosofia che oggi ci appare più che utopica ma dove Socialismo e Religione sembravano poter essere finalmente conciliati. La cosa però che più impensieriva Lenin era che i rivoluzionari capresi volevano una rivoluzione guidata dal basso e avevano dato vita ad una vera e propria università della coscienza popolare cui invitarono a partecipare contadini e operai dalla madre patria pagandogli spese di viaggio e soggiorno.

La convinzione di Gorkij come ci testimoniano le lettere ritrovate che ci restituiscono il suo pensiero più intimo, era che il sentimento più genuino del popolo fosse la fede e che non si potesse costruire il socialismo rinunciando alla più sentita espressione del sentimento popolare russo.

Una posizione lungimirante, moderna, e di grande sensibilità verso l’amato popolo Russo, ma certo un ‘eresia dal punto di vista di Lenin, al quale nessun Dio maiuscolo o minuscolo che fosse, “costruito a tavolino” o meno, doveva forse permettersi di rubare la scena. Lui voleva la sua rivoluzione, guidata da se stesso. Il dissidio ideologico fu forse giusto qualcosa in più di una scusa per correre da solo e in testa. Questa è la tesi forte del film, ben sostenuta del resto dal materiale documentato.

Cominciò così,  tra i due gruppi, quello di Capri e quello che intanto Lenin aveva costituito a Parigi una vera e propria battaglia dottrinale simbolizzata dalla famosa fotografia della partita a scacchi con Bogdanov.

Gorkij aveva tentato diversi riavvicinamenti tra Bogdanov e Lenin invitando il compagno e amico Vladimir a Capri, ma l’unica battaglia che Bogdanov  vinse fu solo quella mitica partita cui Gorkij assiste nelle sorprendenti fotografie, sperando come ogni sognatore, fino alla fine, nella riconciliazione dei due leader per un fine più alto.

La politica in fondo è sempre la stessa vecchia storia.

Comunque, allontanandosi dall’isola dopo una breve visita al gruppo dello scrittore, Lenin chiarì senza possibilità di dubbio, allo stesso Gorkij, la sua irrinunciabile posizione :<<Io non posso parlare con persone che predicano l’unione del socialismo con la religione>>. Disse.

Questa sarà la sua disposizione fino alla fine, punto strategico che anche se più coerente in termini di puro pensiero marxista, era forse stabilito a tavolino per motivazioni prosaiche.

Nacque comunque proprio da questo dissidio “ideale”, una lotta interna di cui vi è ampia traccia nelle lettere tra Gorkj e Lenin riportate testualmente nel documentario di Brunetti, lettere che testimoniano una delle prime drammatiche contese per cui resteranno, anni dopo, tristemente famosi, i leader vittoriosi della rivoluzione di Ottobre.

Cosa sarebbe successo se Bogdanov non avesse vinto con lui la sola ed inutile partita di scacchi ? Che direzione avrebbe preso il partito e la rivoluzione stessa se Gorkij fosse riuscito nella sua disperata mediazione?

Queste sono domande che il documentario pone ma che non può risolvere, lasciando però nella mente e nel cuore dello spettatore, la potente suggestione di un’ipotesi affascinante.

Marco Salvia

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E’ Morto Kossiga- Mastella ricorda su Sky

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Tra i pistolotti coccodrilleschi di oggi sulla morte di Francesco Cossiga, c’è un siparietto da scompisciarsi avvenuto alle 14 in diretta su sky 24.

Al telefono è Clemente Mastella che ricorda con voce rotta di come quando ci fu la “sua” riforma della giustizia che aspramente si dibatteva sullo scarto di uno o due voti in senato, Cossiga dichiarò che avrebbe votato contro.

Questo  con sdegno di Mastella che poi però in privato  lo chiamò per dirgli “Francesco  è una cosa che ho fatto io…non venirea votare fallo per me” e Cossiga non venne si dette malato e la riforma passò .

Queste le testuali parole di Clemente.

A questo punto però interviene giustamente il conduttore di Sky che dice : “Quindi insomma, non era vero che era malato, lo fece per…insomma disse una bugia”

Silenzio di qualche secondo da parte di Mastella  poi cade clamorosamente la linea telefonica lasciando gli italiani nel “dubbio”.

Quando riprende la linea la domanda precedente viene dimenticata, non riformulata, abbandonata.

Italia che viene, Italia che va… manipolatori vanno la merda resta.

Marco Salvia

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Meluzzi- favoritismi e ridicolo nei personaggi tv/ Un esempio

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Meluzzi, un consulente che non piace ai genitori meluzzi-un-consulente-che-non-piace-ai-genitori

Non piace ad alcuni genitori di Cattolica la scelta di una collaborazione tra l’amministrazione comunale e Alessandro Meluzzi, noto esperto di problematiche psicologiche e famigliari, chiamato a coordinare da qualche settimana il nuovo sportello sulle tematiche della violenza nell’ambito del Centro per famiglie, aperto in piazza Repubblica da alcuni mesi.

E scoppia la polemica. «Apprendiamo con stupore, che il governo della città afferma il Comitato dei cittadini «Cattolicaperlascuola» nella persona dell’assessore all’Integrazione sociale, Astorre «Pepe» Mancini, ha deciso di avvalersi della consulenza del professor Alessandro Meluzzi. Ma ricordiamo all’assessore e alla cittadinanza che lo stesso Meluzzi, quasi quotidianamente, partecipa a trasmissioni televisive di dubbio gusto, nelle quali vengono volgarizzati, a nostro parere, da conduttori e ospiti, temi e problemi degni di miglior collocazione e trattazione. Ricordiamo inoltre che Meluzzi è il portavoce della comunità «Incontro» il cui fondatore, don Gelmini, è ancora al centro di vicende giudiziarie. Meluzzi, per finire, è inoltre autore di affermazioni sull’omossessualità che noi non condividiamo. Chiediamoall’assessore proseguono se non ci fossero altre personalità del mondo della cultura e della psichiatria che meritassero la sua attenzione. Quale è, esattamente, il ruolo del professore in questione e infine quale sia la durata dell’incarico e quanto venga a costare alla collettività la consulenza dello stesso».

Fonte: 
Il Resto del Carlino. ed Rimini del 11 agosto 2010, pag. 14

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Stupro a Capri /Il mattino del 9 Agosto 2010

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La notizia sull’isola era già sulla bocca di tutti dal primissimo pomeriggio , a poche ore dai fatti.

Ma è il telegiornale della sera  che la scaraventa tra i titoli già oltremodo deprimenti per “questioni morali” sia in campo politico che economico, integrando nella definizione dell’accaduto  ciò che sembra essere per tutti  e sin dall’inizio, la vera pietra dello “scandalo”.

Non lo stupro in se sembra aberrante,  siamo abituati, e nemmeno l’età dei “protagonisti”,  ma il luogo e la presunta identità sociale del  colpevole.

Così , quasi come se non stessimo un giorno si e uno no a parlare di globalizzazione ci ritroviamo un po’  anestetizzati dall’ “inattesa” notizia , a parlare tutti insieme di categorie e di decadenza, chissà, forse anche tra un sospiro pseudo snob, un commento  di finto stupore e la nascosta speranza che comunque  un qualsivoglia colpevole mediorientale o dell’est venga presto scoperto.

Lo sfiancante luogo comune ci dice che “uno stupro tra minorenni,  a Capri”, qui due passi dalla piazzetta luogo immutabile nel tempo  ora oltraggiato da un evento  indegno , sia quasi come un brutto sogno.

Un incubo che non può avvenire qui, e  tantomeno in quella Capri di ferragosto , fatta di villeggianti napoletani “perbene” , categoria indefinibile e sociologicamente dubbia, tanto da sfiorare la mitologia.

Categoria  che però oggi include, in modo davvero democratico,  tutti i ricchi Napoletani  indipendentemente da qualsivoglia,  maggiormente probante, almeno se credete a certe cose: “estrazione sociale” .

La fantomatica “Napoli bene” cui apparterrebbe il giovane stupratore fa parte comunque del mondo solito e noto del nutrito gruppo di famiglie benestanti del capoluogo che è sempre in crescita sull’isola e a cui ogni anno si aggiunge qualche nome rampante.

Microuniverso in libero movimento verso il basso  che dal boom economico in poi ha cercato quasi disperatamente di arrivare dalla vicinissima Napoli a dominare questa isola cosi vicina ma anche tanto   remota; per decenni regno privato di uomini di cultura,  ricchi veri, e nobili internazionali,  che giungendo a Capri da tutto il mondo han realizzato la fortuna , la cultura e la storia dell’isola. 

Vista così; vicina e lontana allo stesso tempo Capri era ed è per i napoletani  benestanti alla ricerca di status symbol abbordabili,  la  più vicina terra  internazionale  a portata di conquista.

Inevitabilmente , tale conquista  è stata portata a termine  attraverso l’esportazione da Chiaia-Posillipo a Capri di un’ immutabile mentalità di provincia, la nostra,  o meglio, quella della nostra peggiore borghesia  sia storica che arricchita, e che a colpi di becero perbenismo e ostentazione oltre  misura,  ha davvero alla fine conquistato ogni spazio su questo scoglio benedetto dalla bellezza e dalla fortuna.

Dunque viene davvero da sorridere oggi a sentir definire il ragazzo presunto colpevole, figlio della “Napoli Bene”, non si capisce, infatti, se per beata ingenuità o per voluta negligenza continuiamo  a definire i ricchi :

“ persone per bene” creando una prevedibile confusione quando i presunti per bene, stuprano, imbrogliano, rubano, abusano in ogni modo possibile dei privilegi che in un modo o nell’altro hanno ottenuto in questa società capovolta e priva di valori umani.

 Ci ritroviamo così a sperare  ad ogni malefatta proveniente da un mondo tanto vicino da toccarci personalmente, che la colpa sia attribuibile ad altri, a chiunque altro: dal’ magrebino al rumeno dal manovale all’operaio ,e nei casi evidenti in cui questa pia illusione decade, son sempre le mele marce il problema, non l’albero che da simili frutti.

Con questa oscura definizione quindi “Napoli bene” è giusto oggi sapere cosa davvero stiamo definendo.

Visto che la usa il più autorevole Tg nazionale e anche tutti gli altri, ci è difficile credere che non rappresenti nulla di davvero concreto, ed in effetti ora più che mai  i suoi rappresentanti sono popolari, si chiamano Cacciapuoti, Romeo…i  loro figli sono simili al ragazzo arrestato  ieri.

Oggi sono loro la Napoli  Bene, gli arroganti con i soldi fanno girare il mondo e quindi anche la nostra micro società fatta un tempo di persone oneste e che abbiamo voluto definire “per bene” un tempo forse solo al confronto con  una Napoli di strada e criminale, creandoci così da soli il nostro ghetto dorato.

Ma ogni ghetto esprime ciò che profondamente oggi  rappresenta, e non stupisce, se è vero come si dice, che il padre del ragazzo coinvolto si sia presentato  in polizia a Capri con  atteggiamento  arrogante e intimidatorio, tutt’altro che sconvolto e ben determinato a far pesare ruolo, amicizie e appartenenza alla  già troppo citata “Napoli bene” sugli inquirenti capresi. Tali padri tali figli.

E’  un mondo capovolto il nostro:   Il denaro e i beni posseduti non dovrebbero accostarsi a definizioni che rimandano a concetti come cultura, educazione, rispetto, amore,  non dovremmo permettere che la parola ” bene” suggerisca altro che il bene stesso.

Eppure lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo da un sacco di tempo.

In fondo cosa hanno di bene queste persone oltre ai soldi ?

Spesso nulla, sono figli dei tempi anche loro, e il denaro oggi è potere ma non certo simbolo di educazione, cultura  e civiltà, né può rivendicare tali attributi.

Speriamo dunque che quando accadrà ancora domani un tale o simile fatto, e purtroppo accadrà, la si smetta per facilità di comprensione  di parlare di “Napoli bene”.

Non esiste un simile mondo .

Non nel modo in cui viene rappresentato.

Esistono solo  le persone per bene, quelle che non rubano, non stuprano, non abusano dei loro privilegi e che non sono né ricche e né povere e la loro realtà sociale è trasversale.

La schiacciante banalità del bene, non è retorica opinabile, è un fatto.

Marco Salvia

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Il fantasma di Axel Munthe /Il Mattino 5 Agosto 2010

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Nei  luoghi che molto abbiamo amato, si dice, sussurrando per  paura di sostenere fantasiose teorie  in questi tempi dove la scienza è verbo, che il nostro spirito immortale possa tornare, dopo la dipartita del corpo, a passeggiare etereo e non visto in quelli stessi spazi terreni che ci rubarono il cuore.

Son opinioni indicibili  e sogni che confessiamo solo a noi stessi, in quei territori della nostra anima dove rimaniamo sospesi, increduli a ciò che il cuore  vorrebbe suggerirci.

Quando però accade, e dicono che avvenga più di quel che osiamo immaginare, di incontrare davvero uno di siffatti  fantasmi d’amore, passeggiare come anima ancor  vivente  nei luoghi che gli furon troppo cari per abbandonarli per sempre, ogni dubbio od incertezza decade.

La storia atipica e affascinante del famoso medico che esercitava a Parigi con immenso successo e che volle tra lo stupore dei suoi pari scegliere una vita da monaco laico in un isola che al  tempo del suo arrivo era arretrata e selvaggia, ha affascinato tantissime persone. E alcune, che hanno il privilegio di poter visitare spesso la sua misteriosa magione, forse ancora di più.

Me ne andavo così, come faccio spesso nell’isola che anche io tanto amo, a visitare la magica villa che  il celebre neurologo svedese Axel  Munthe  ci ha lasciato, come simbolo di devozione,  alle pendici del monte Solaro.

E’ un luogo potente, dove ogni anno quasi in pellegrinaggio vado a pensare, visitando i luoghi di quella storia umana che tanto fascino porta con se. Tanti interrogativi.

L’orario delle mie passeggiate solitarie a San Michele è incerto e vario, anche qui è come una dolce sensazione sulla pelle, un’ intenzione misteriosa che mi dice quando è il momento di incamminarmi.

E’ così che l’ho incontrato. La piccola casa era deserta, le antiche cose immobili, nessun turista, nessun movimento.

Soltanto un uomo dalla barbarossa e curata guardava il mare in piedi, fermo , alle spalle della piccola sfinge.

L’atmosfera era un contrasto di luce ed ombra sulle parti di calce bianchissima, come in un dipinto, l’uomo longilineo ed elegante  si stagliava come figura armoniosa contro il blu indistinto di mare e cielo.

Quando anche io volli sporgermi a capire cosa stesse osservando, dopo  la sfinge e oltre il mare, lui si voltò lentamente, offrendomi un profilo aguzzo ed elegante, un lampo balenò nei suoi occhi azzurri, e una strana e profonda dolcezza andò a dipingere un sorriso di intensa felicità sulle sue labbra sottili.

Non parlò, non si mosse, ma tornò a guardare il mare.

La strana presenza mi intimidì, così, silenzioso mi allontanai

Fu allora che mi parlò.

“L’amore lega disse, l’amore vero è senza oggetto d’amore anche quando l’oggetto d’amore sembra esistere. Io amo ciò che la sfinge osserva, ma non ho mai saputo cosa  in verità scrutava e scruta, questa mia compagna di pietra. Per questo torno.”

Restai stupito, se pur errando in un luogo tanto magico, certo non potevo credere di aver incontrato altro che un istruito ed eccentrico viandante.

Qualcosa però mi costrinse a focalizzare l’anima mia, e ad osservare rapito  quei suoi vestiti  antichi ed eleganti, lo strano panciotto ottocentesco, il volto fiero e buono che ero certo di aver visto altrove.

Il sole brillando raggiunse infine lentamente la finestra dove lo strano personaggio si trovava assorto, ma prima che potesse raggiungerlo un solo raggio, come in una folata di vento egli si voltò, e traversando la stanza in un saluto cortese, uscì, e scomparve del tutto dalla mia vista.

Restato solo in quella  villa che è monumento di un solo uomo al mistero della vita, con quella strana sfinge sulla cui origine Munthe non fu mai chiaro, fui attorniato d’improvviso, come in ogni visione che si rispetti, dal rinnovato muoversi della vita intorno  a me.

Ora il monumento era nuovamente pieno di visitatori  e la magia di quel breve istante scoloriva nella mia memoria.

 Feci in tempo però a ricordare e scrivere le parole che udii quel giorno e che forse aggiungono qualcosa di bizzarro alla lunga e misteriosa “Storia di San Michele” .

Perché io sono certo vedete, che quello strano visitatore torni spesso, e che  i tanti uomini speciali che hanno amato le nostre terre ci visitino ancora, in attesa, nell’ eterna speranza che ciò che un giorno amarono di questi popoli e queste terre, torni ad esser forte ed evidente, così che nuovi amori possano nascere, domani,  prima che il buio ci avvolga.

Marco Salvia

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